Quasi originali


INTERVISTA A MANUEL MOLEIRO

L’arte della perfezione. Questa l’entusiastica definizione con cui il pubblico, gli appassionati, le biblioteche di tutto il mondoaccolgono ogni nuova edizione in facsimile di Manuel Moleiro, l’editore di Barcellona famoso per l’eccezionale livello cualitativo delle sue scelte e delle sue soluzioni tecniche.


Chiunque si accosti almondo dei facsimiliper motivi professionali, per ragioni di studio o per pura e semplice passione verso questa raffinata ed esclusiva tipologia di prodotti editoriali, finisce prima o poi per giungere ad alcune conclusión che di fatto, mettendo a fuoco fenomeni sparsi e in apparenza poco collegati tra loro, finiscono per concidere con l’evoluzione storica di questo settore dell’editoria europea nell’ultimo mezzo secolo, dal secondo dopoguerra agli anni più recenti.

Il primo è il prorompente, impetuoso sviluppo postbellico dell’editoria facsimilare mitteleuropea, certo connesso alla necessità di dare un contributo alla ricostruzione di un patrimonio bibliografico duramente provato dal conflitto ma anche, in larga misura, all’esigenza di definire e difendere un’identità storico-artistica che Oltralpe, come è noto, passa anche, se non principalmente, attraverso il codice miniato. Il secondo è la relativa indifferenza del mercato francese verso il facsimile, fenomeno apparentemente inesplicabile, ove si rifletta sulla qualità di talune scuole e figure locali (in primis il grande Fou Fouquet), ma che in realtà trova una ragione nel regime di privilegio da sempre accordato dai cugini dell’Hexagone verso i momenti più alti della loro cultura figurativa, quando l’arte francese dettava legge in tutta Europa ma il libro manoscritto era ormai già scomparso da secoli. Terzo fenomeno, la relativa scarsità di importanti imprese facsimilari nell’area anglosassone, peraltro egregiamente servita dagli editori continentali. Quarto, il recente sviluppo dell’editoria facsimilare italiana, giunta buona ultima non solo per la tardiva apparizione, anche in termini di disponibilità economica, del proprio bacino di utenza, ma anche per l’urgenza, fattasi di anno in anno sempre più ineludibile, di colmare una vistosa lacuna culturale prima ancora che commerciale. Infine, last but not least, l’esuberante e prolifica offerta della dinamica editoria spagnola, caratterizzata da una vivace concorrenza tra una miriade di sigle grandi e piccole e capace di spaziare a tutto campo, senza preclusioni geografiche o cronologiche, sull’intera vicenda europea delle miniatura e della cartografia. Questa accesa concorrenza, che come sempre, in una economia di mercato, è causa e ragione di sviluppo anche cualitativo sia dell’offerta che della domanda, può forse spiegare il fenomeno Moleiro, cioè il caso di un editore spagnolo che grazie al rigore delle sue scelte e delle sue tecniche di riproduzione, è riuscito a smarcarsi fin dagli inizi da un’ottica strettamente locale e ad allinearsi ai più elevati standard qualitativi Della produzione europea, attestandosi costantemente su livelli che non a caso hanno valso alla sua attività, da parte del pubblico e della stampa, la definizione più che lusinghiera di “arte della perfezione”. Oggi il catalogo di Manuel Moleiro detta legge in Europa in termini di qualità e interesse storico-artistico, ed è per questo che “Alumina” ha voluto incontrare di persona l’editore a Barcellona, nella bella sede di Traversera de Gracia, e rivolgergli alcune domande sulla sua attività passata, presente e futura, e sulle ragioni del suo successo.

Dottor Moleiro, la sua Casa editrice detiene da tempo in Spagna una leadership indiscussa nel campo dell’editoria facsimilare. Quali sono le origini dell’azienda e per quale motivo ha deciso di dedicarsi alla riproduzione di codici miniati?
“La decisione di dedicarmi ai libri è esistita da sempre, non è stata la scelta di un momento. La mia specializzazione nel campo dei codici risale invece all’anno 1992, con l’edizione del Beato de Liébana, Codice de Fernando I y Doña Sancha, il cui manoscritto originale si conserva nella Biblioteca Nazionale di Madrid. Il successo di questo primo “quasi-origina- le” fu sorprendente. Il prezzo di vendita iníciale era qualcosa meno di tremila euro mentre oggi è molto difficile trovare un esemplare sul mercato per meno di 18mila euro. Il buon esito di questo primo lavoro, insieme al desiderio di pubblicare i capolavori delle biblioteche più importanti, rafforzò la nostra decisione di partenza. Era una combinazione di piacere e di lavoro. Ho sempre pensato che i pittori su tavola, a olio o ad affresco, avessero in qualche modo tenuto in ombra, come sotto un grande ventaglio, i pittori di codici. Ciò anche proprio per la natura di tali opere, destinate a venire esibite sulle pareti, alla luce, e quindi a risultare visibili a tutti coloro che desiderano vederle nei musei o altrove. Al contrario la condizione naturale dei codici è di restare chiusi dentro alle loro legature, cosicché le immagini e le pitture conservate al loro interno sono state viste, nella maggioranza dei casi, solo da un gruppo molto ridotto di privilegiati, a volte meno numerosi delle dita delle mani. Ricordo che la prima volta che mi trovai fra le mani il Libro de horas de Maria de Navarra nella Biblioteca Marciana di Venezia, ero la quinta persona a godere di tale privilegio, come figurava dal registro di accesso al preciosísimo libro. Con le nostre edizioni, possiamo invece fare in modo che il contenuto e le immagini di questi tesori possano essere conosciuti e apprezzati da un pubblico più vasto.”

COME TELE DI UN PITTORE
Uno studioso dell’Università di Salamanca ha sostenuto di recente che lavorare su un facsimile Moleiro è come lavorare sull’originale. E in effetti, tra gli amatori, i collezionisti e i bibliofili la fedeltà delle vostre edizioni in facsímile gode di ottima fama. A cosa si deve questa supremazia tecnica e cualitativa dei facsimili Moleiro?
Moleiro fa quello che tutti gli editori di facsimili dovrebbero fare, e che invece, disgraziatamente, non sembra essere d’uso comune. Il nostro lavoro è di riprodurre tutto. Quindi, a partire dal supporto (carta o pergamena, di spessore variabile) e passando poi ai colori della stampa e ai metalli (oro, argento ecc.), noi seguiamo un processo molto simile, o in alcuni casi identico, a quello che veniva utilizzato negli scriptoria medievali. In realtà, i nostri codici sono dei libri più dipinti che stampati. Non stampiamo direttamente sul supporto, carta o pergamena, ma procediamo solo dopo aver fatto una prima preparazione. Come il pittore prepara le tele con una imprimitura iníciale prima di realizzare l’opera definitiva, così procede anche Moleiro. L’impiego degli stessi materiali (filo di cotone o di lino, peli di concia vegetale e altri elementi) fa sì che i nostri codici siano quasi uguali al manoscritto originale. Riproduciamo anche le impronte lasciate sul manoscritto dalla storia sul manoscritto, e quindi anche i buchi, le macchie di cera, i segni di logorio, le rasure, le cuciture ecc. Questo è il motivo per cui definiamo il nostro lavoro “quasi-originale” e non facsimile. Il nostro prodotto è molto più di ciò cui ci si riferisce con la parola facsimile nel mondo attuale dell’editoria. Anzi, credo che molti dei nostri “quasi-originali” dovrebbero chiamarsi “originali” perché ricostruiscono libri che erano stati per lungo tempo smembrati. È questo il caso del Beato de Liébana, Codice de San Pietro de Cardeña i cui fogli sono dispersi tra il Museo archeologico di Madrid, il Metropolitan Museum of Art di New York e la Biblioteca Francisco Basabe di Madrid. Anche la Biblia de San Luis fu disgregata visto che, mentre la quasi totalità del manoscritto appartiene al tesoro della Cattedrale di Toledo, alcuni dei suoi fogli si conservano alla Pierpont Morgan Library di New York. Sotto il profilo dello studio e dell’analisi, il nostro “quasi-originale” funziona anzi meglio dell’originale, dal momento che permette di studiare l’opera in maniera integrale e in condizioni d’uso e di consultabilità che mai potrebbero essere consentite con un originale. Inoltre, all’esame di una luce di seimila gradi Kelvin, risulta materialmente impossibile riconoscere la differenza tra i colori dell’originale e quelli della copia.”

IL BEATO DE LIÉBANA
Sfogliando il Suo catalogo, si nota le presenza di opere che coprono un arco cronologico piuttosto ampio e varie scuole di miniatura, dal celebre trattato bizantino di Nicandro “Theriaka & Alexipharmaca”, del X secolo, all’“Atlante” del portoghese Diogo Homem, della seconda metà del Cinquecento. Qual è il periodo su cui Moleiro ha concentrato aggiormente la propria attenzione?

“Il periodo da noi preso in considerazione è molto ampio, visto che il nostro obiettivo primario è di riprodurre opere di eccezionale qualità, mentre ci importa poco dell’epoca o del luogo dove tali opere sono state prodotte o si trovano attualmente. A ogni modo, l’epoca più ricca di codici miniati si situa tra i secoli XI e XVI, con prevalenza di manoscritti a tema religioso. Non è un problema neppure il fatto che il codice sia conservato presso istituzioni estere. Chiunque consulti il nostro catalogo vedrà che abbiamo lavorato con i musei e le biblioteche più importante del mondo.”

Tra le Sue edizioni in facsimile, visto che il principale bacino di utenza della Sua Casa editrice si colloca in area iberica e latino-americana, si nota ovviamente una certa prevalenza di codici provenienti dalla Spagna, e in particolare ben cinque versioni del “Beato di Liébana”. Quali sono i criteri che guidano le vostre scelte? E perché questa preferenza per il Beato?

“Naturalmente viviamo in Spagna e ciò si può notare dalla nostra produzione editoriale. Abbiamo comunque pubblicato opere proveniente da tutta Europa. Per esempio, il nostro codice più importante, la Biblia de San Luis, anche se si conserva in Spagna, è francese. E il Theatrum Sanitatis, che si trova nella Biblioteca Casanatense di Roma, è un’opera lombarda. Perché abbiamo dato anta importanza al Beato? Perché, come dice Umberto Eco, ‘Le sue immagini fastose hanno dato luogo al maggior evento iconografico della storia dell’umanità’. Il Beato ha condizionato tutta l’arte della pittura e anche dell’architettura europea. Credo sinceramente che senza la figura del Beato de Liébana la situazione del nostro paese sarebbe molto diversa. È probabile che al posto delle cattedrali, che vediamo ancora oggi, potrebbero esserci delle moschee. Non dobbiamo dimenticare che Beato fu l’autore dell’inno O Dei Verbum, oltre che dei famosi Comentarios al Apocalipsis, dove, per la prima volta nella storia, Santiago apostolo è invocato come patrono di Spagna. Questo fatto recò grande popolarità alla figura dell’apostolo e portò alla localizzazione della sua tomba conferendo alle genti del regno in formazione, che includeva l’Asturia e la Galizia, un leader carismatico consono all’epopea della Riconquista della penisola iberica da parte dei cristiani. Non dobbiamo neppure dimenticare che Beato acquisì fama e prestigio anche come difensore dell’ortodossia in virtù della sua opposizione alla teoria adozionostica che sosteneva che Cristo, in quanto Dio, era figlio di Dio e, in quanto uomo, solo figlio adottivo di Dio. Tale teoria era accettata dai musulmani, i quali tuttora riconoscono in Cristo un profeta ma non il figlio di Dio, ed Elipando, arcivescovo di Toledo, se ne fece quasi fautore, operando un pericoloso avvicinamento alle tesi musulmane che alla fine dell’VIII secolo dilagavano in tutta la penisola iberica. In generale, al momento di selezionare un libro, il criterio più importante nella scelta è che si tratti di un’opera di indiscusso valore. Quando scelgo un manoscritto miniato, lo faccio perché mi piace, perché credo in esso. Se così non fosse non potrei presentarlo con la forza e con il dinamismo necessari per trasmetterne agli altri il messaggio.”

LA MEDICINA
Medicina e tossicologia, bibbie e libri liturgici, bestiari e libri d’ore. In ambito codicologico, il vostro catalogo copre ogni aspetto dello scibile e ogni possibile tipologia di manoscritto, ivi compresa la cartografia antica. Verso quali temi si orientano maggiormente le preferenze della Vostra clientela?

“È vero, gli argomenti che trattiamo sono molto diversi, però forse il tema su cui ci siamo soffermati di più è quasi certamente l’Apocalisse, in cui si può includere il Beato, ed è importante sottolineare il fatto che abbiamo pubblicato in inglese, francese, italiano e anche in giapponese. Nel campo della medicina abbiamo riprodotto tre opere fondamentali. Il Theriaka & Alexipharmaka, un trattato sui veleni che venne utilizzato da Critone, il medico di Traiano, o da Andromaco, medico di Nerone. Il Theatrum Sanitatis, il cui testo, datato 1068, fu scritto dall’arabo Ubudchasym de Baldach e miniato nel secolo XV per qualche principe italiano. In questo bellissimo codice troviamo i suggerimenti su come essere più sani e felici. Il volume parla degli alimenti che dobbiamo consumare, ci spiega ciò che dobbiamo bere, ma anche come raccontare le fiabe ai bambini, come amare e farsi amare, come cantare e come trovare tanti altri rimedi dell’anima. La terza opera importante è il Libro de los Medicamentos Simples, che raccoglie tutte le ricette di medicina antica, dai greci e romani, che ci sono giunte attraverso gli arabi. Di fatto, questo splendido codice era utile a tutti, sia  al medico che allo stregone o al veterinario. Fu dipinto per Francesco I di Francia, anche se finì per essere uno dei libri di cucina del- l’imperatore Carlo V ed è attualmente conservato nella Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo.”

CURIOSITÀ DI FINE INTERVISTA
Abbiamo notato che anche la Casa reale spagnola segue con simpatia la vostra attività. Come sono in Spagna i rapporti con le istituzioni, con il mondo accademico, e in particolare con le biblioteche? Esiste qualche forma di diffidenza verso questo genere di editoria oppure riuscite ad avere la massima collaborazione e disponibilità?

“La Casa reale possiede la maggioranza dei nostri “quasi-originali”, ma anche Sua Santità il Papa, gli ultimi tre presidenti degli Stati Uniti e gli attuali presidenti di Portogallo, India e Svezia. In quanto al nostro rapporto con il mondo accademico, e in particolare con i conservatori e i direttori dei musei e delle biblioteche, esso è eccellente dal momento che sono nostri complici.”

Perché le sue tirature si limitano a 987 esemplari?
“Il fatto che le copie pubblicate dei nostri facsimili siano meno di mille nasce dalla volontà di offrire al cliente un prodotto molto selezionato e raffinato, e che possa valorizzarsi nel tempo. Il 7 poi ha per me ha una grande importanza: è un numero biblico, è la perfezione del bene e del male, è il tutto.”

A cosa è dovuto il successo del suo lavoro nell’era di internet?

“Senza dubbio dal fatto che i codici costituiscono un’esperienza sensoriale straordinaria. Il fatto di poter tenere un codice fra le mani non potrà mai essere paragonabile alla visione di una foto sul monitor di un computer.”

Progetti futuri?

“Ci proponiamo di vagliare e studiare in modo più approfondito i rapporti con la cultura islamica, per conoscerne gli elementi positivi e non solo quelli negativi che ci vengono trasmessi giornalmente dai mezzi di comunicazione.”

Un’ultima domanda. Sappiamo che un editore è come un padre per i propri libri, e li ama tutti allo stesso modo. Ma se Manuel Moleiro dovesse scegliere nel suo catalogo il volume che gli è più caro, quale sceglierebbe?
“È una scelta molto difficile, ma se dovessi esprimere una preferenza sceglierei El Libro del Caballero Zifar per motivi sentimentali, mentre da un punto di vista strettamente professionale opterei per la Biblia de san Luis, perché è il codice più grande e spettacolare mai creato dall’uomo da quando sono apparse la pittura e la scrittura."

GIANFRANCO MALAFARINA

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