Dioscoride di Cibo e Mattioli

Olivo (Olea europaea), Dioscoride di Cibo e Mattioli, The British Library, Add. Ms. 22332, c. 1564-1584

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Olivo (Olea europaea), c. 181v

Si può ben affermare che, assieme alla vite (Vitis vinifera) e al grano (Triticum aestivum), l’olivo sia una delle specie più importanti della nostra civiltà mediterranea. La sua coltivazione si estende infatti in tutti i Paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo. L’olivastro (Olea oleaster) è il suo predecessore selvatico e vive in Italia, Spagna e nell’intera regione mediterranea, con un frutto più piccolo dell’oliva coltivata e poco sfruttabile. Invece le varietà di olivo coltivato sono molte. Se assunte sotto forma di decotto, le foglie abbassano la pressione grazie alla presenza dell’oleuropeoside. L’olio di oliva è uno dei prodotti più impiegati nella fitoterapia, come base per unguenti e preparati farmaceutici. Anche nei Discorsi le foglie triturate e applicate a mo’ di impiastro sono raccomandate contro le piaghe e il “fuoco sacro”. Stranamente, nel capitolo successivo Dioscoride afferma che le olive nere e mature sono poco digerite dallo stomaco. Oltre a ciò, lo consiglia come rimedio per i problemi alle gengive e ai denti, che si possono anche ungere ripetutamente con l’olio di olivastro fino a sbiancarli. Era l’albero sacro alla dea Atena, patrona di Atene, che lo regalò alla città, e con una ghirlanda di olivo si incoronavano i vincitori delle Olimpiadi nell’antica Grecia, mentre re e capi militari venivano cosparsi con il suo olio.

Ramón Morales Valverde

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